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"C'era una volta un maestro sellaio. Un bravo, valente artigiano. Fabbricava delle selle così ben fatte che non avevano niente in comune con quelle turche o giapponesi. Erano insomma delle selle moderne. Ma lui non lo sapeva. Sapeva solo di fare selle. Meglio che poteva.  Un giorno si diffuse per la città un singolare movimento. Si chiamava Sezession. Pretendeva che si fabbricassero solo oggetti d'uso moderni. Appena il sellaio lo seppe, prese una delle sue migliori selle e andò da un capo della Sezession. Gli disse: Professore - poiché tale era, dal momento che i capi di quel movimento venivano automaticamente promossi professori - professore, ho sentito parlare delle vostre proposte. Anch'io sono un uomo moderno. Anch'io vorrei lavorare in maniera moderna. Mi dica: è moderna questa sella? Il professore esaminò la sella e tenne al sellaio una lunga dissertazione, di cui lui ricordò solo le parole più ricorrenti: "arte nell'artigianato", "individualità", "moderno", "Herman Bahr", "Ruskin", "arte applicata", e così via. L'esito fu comunque: no, questa sella non è moderna. L'artigiano se ne andò tutto mortificato. E ci pensò su. Lavorava, poi si rimetteva a pensare. Ma per quanto si sforzasse di seguire le nobili regole del professore, ne usciva sempre la sua vecchia sella. Rattristato, tornò dal professore e gli espose la propria amarezza. Il professore esaminò i tentativi del sellaio e disse: Caro artigiano, lei non ha fantasia. Ecco il punto: non aveva proprio fantasia. Ma non ci aveva neanche pensato che occorresse avere fantasia per fare delle selle. Se ne avesse avuta, sarebbe diventato sicuramente pittore o scultore, poeta o musicista. Ma il professore disse: Torni domani. Siamo qui apposta per aiutare l'artigiano e fecondarlo con idee nuove. Vedrò cosa si può fare per lei. E in classe diede questo tema ai suoi allievi: Progetto di una sella. L'indomani il sellaio tornò. Il professore poté presentargli ben 49 progetti di selle. I suoi allievi erano per la verità soltanto 44, ma cinque progetti li aveva fatti lui stesso, e dovevano essere pubblicati su «Studio», perché avevano una certa impronta. L'artigiano osservò a lungo i disegni e ai suoi occhi tutto diventò molto più chiaro. Infine esclamò: Professore, se io capissi così poco di equitazione, di cavalli, di cuoio e di lavorazione, avrei anch'io la sua fantasia! Da allora visse felice e contento. E continua a fare delle selle. Moderne? Lui non lo sa. Sono selle e basta.”

A. Loos, Parole nel vuoto

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